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Liguori
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Copertina Editorial Paper: 'I numeri sono scesi, e ho smesso di rincorrerli', engagement rate 7 giorni a 1,42%, accento vermiglio.
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Diario di Bordo — Settimana 14: ho smesso di rincorrere i numeri nella settimana in cui sono scesi di più

8 giugno 2026|5 min di lettura|Giovanni Liguori
Contenuto assistito da AI

Questa mattina, mentre buttavo giù questo diario, il sistema ha pubblicato un carosello su LinkedIn. Sette slide, un PDF da 212 KB, la mappa di come divido ventuno automazioni tra il mio Mac e il cloud. Una cosa minima. Solo che per sei giorni di fila, fino a ieri, ogni post era uscito come solo testo. Non per scelta editoriale. Per un bug.

Il pulsante per allegare un file, su LinkedIn, apre un pannello nativo del sistema operativo. Il campo vero vive sepolto in uno shadow DOM, dietro un componente che il sistema non riusciva a raggiungere dall'esterno. Per settimane ha saputo scrivere ma non allegare. E un post di solo testo, nel 2026, parte da un pavimento di engagement intorno al 2%. Un carosello, sugli stessi dati, sta sopra il 6%. Pubblicavo sul minimo possibile, e lo facevo per un dettaglio tecnico, non per una decisione.

Poi è arrivata la settimana che mi ha costretto a guardarlo, quel pavimento.

I numeri della Settimana 14, dal 1 al 7 giugno, sono i peggiori da un po'. Engagement rate a 1,42%, da 2,70% della settimana prima. La metà. Impressioni 564, meno 34%. Persone raggiunte 127, meno 45%. Otto interazioni in tutto: quattro reazioni, quattro commenti, zero salvataggi, zero condivisioni. (E sì, ho ricontrollato ogni cifra contro l'analytics prima di scriverla. Un numero gonfiato dentro un diario che parla di onestà sarebbe ridicolo.)

Sette giorni fa avrei aperto il report cercando la causa. Stavolta la causa la conoscevo già, e non era quella che mi aspettavo.

Credevo che il collo di bottiglia fosse la scrittura. Mesi a limare la voce, i gate contro l'em-dash, il linter che blocca i cliché. Il punto è che la voce non era rotta. La Settimana 14 ha mandato in pagina sei post su sei strutture diverse, zero schemi ripetuti, e mercoledì sono intervenuto a mano pochi secondi prima che uscisse un opener finto-rivelatore, di quelli da AI slop, che ho poi messo in blacklist il giorno dopo. Il testo regge. A non reggere erano il formato e il momento in cui chiedevo attenzione.

Non è un problema di qualità. È un problema di dove cade l'attenzione, e per quanto tempo resta. Il segnale che conta adesso non sono i like, è il tempo di lettura: quanto uno sta su un post prima di scrollare via. Un muro di testo astratto sulla delega non trattiene nessuno. Una mappa che puoi sfogliare, sì.

Così sabato ho cambiato rotta, sui dati e non sull'umore. Da sette post a settimana a tre o quattro. Dal solo testo al carosello e al video, formati per cui ho già le pipeline e che stavo sprecando. Dalla conversazione spostata alle 16:00, otto ore troppo tardi, al primo commento entro cinque minuti dalla pubblicazione, dentro la finestra che decide quanta gente ti vede. Meno volume, più profondità.

La parte scomoda di questa decisione: so già che all'inizio i numeri scenderanno ancora. Chi passa da massimizzare l'engagement a massimizzare la profondità incassa un calo nelle prime due settimane, poi supera il livello di prima. Si misura su sei-otto settimane, non sull'ER di una. Vuol dire firmare oggi per altre settimane di rosso, fidandomi di una curva che su questo profilo non ho ancora visto. È la cosa più difficile da fare quando hai un cruscotto che ti urla il rosso ogni lunedì mattina.

Tre cose minori della settimana, che però raccontano la stessa storia.

1) L'indicizzazione del sito ha toccato il massimo storico: 79 pagine su Google, da 78. Un più uno che sembra niente, ed è invece il punto più alto da quando il sito esiste. La SEO sale piano mentre LinkedIn scende. Due curve, tempi diversi, stessa direzione.

Ho rinominato il mio profilo GitHub in backpropagation6. Sto studiando le reti neurali da zero, la matematica vera, partendo proprio dal gradiente che torna indietro a correggere gli errori. Non c'entra niente col fatturato. C'entra col fatto che chi costruisce automazioni e non sa cosa gira sotto, a un certo punto, si pianta.

Ho spento una delle mie automazioni. Il collector che leggeva le metriche di LinkedIn aveva bisogno di un cookie di sessione esportato a mano, e quella roba è contro i termini della piattaforma. Funzionava bene. L'ho spenta lo stesso. Un loop di apprendimento in meno, una linea che preferisco non passare.

Cinquantaquattro giorni senza un solo incidente di detection. L'infrastruttura è stabile. Quello che è cambiato questa settimana non è il sistema, è il metro con cui lo giudico.

Quindi la domanda vera la giro a te. L'ultima volta che una tua metrica è crollata, era un problema da risolvere, o era il segnale che stavi misurando la cosa sbagliata? Rispondimi con il caso concreto, non con la teoria. Quelli mi interessano davvero.

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