Caso studio · Il Sistema · Blocco 1

La sua conoscenza viveva nelle chat. In novanta minuti è finita in file che un agente ritrova da solo

Il 21 luglio ho consegnato la prima sessione del Sistema: novanta minuti, 1-on-1, sul progetto reale di un professionista tecnico. Qui c’è cosa è successo e la prova che l’ho chiuso davanti a lui. Il cliente resta anonimo: nessun consenso a usare il suo nome, quindi non lo uso.

21 luglio 2026 · Giovanni Liguori
Contenuto assistito da AI

Il punto di partenza

Il valore c’era. Non stava da nessuna parte.

Un professionista tecnico che usa l’AI tutti i giorni. Il problema non era usarla: era che tutto quello che aveva costruito viveva dentro le chat dei modelli. Ogni conversazione un pezzo di ragionamento, ogni finestra chiusa un pezzo che tornava difficile ritrovare.

Il timore era concreto: cambiare piano o cambiare strumento e ritrovarsi a ricominciare da capo. La conoscenza c’era, ma era opaca a lui il giorno dopo, e opaca a qualsiasi altro modello. Il punto è questo: il valore non stava nei modelli, stava nel non riuscire a tenerlo fermo da nessuna parte.

Cosa abbiamo fatto

Novanta minuti sulla parte che conta.

Lo scheletro se l’era montato da solo, prima della sessione, col kit pre-sessione. Intervista fatta, CLAUDE.md e progetto già lì all’inizio della call. Così i novanta minuti non li abbiamo spesi a montare, ma sulla parte che vende: vedere dove il file gli si gonfia addosso e dove la routing mente, e ripararli.

In sessione, con le sue mani sulla tastiera, abbiamo costruito quattro cose.

  1. Un CLAUDE.md snello. Tenuto corto apposta, perché viene iniettato in ogni sessione: se si gonfia, ti mangia la context window.
  2. Una routing table sui suoi fatti reali. Ogni riga che punta a un file con dentro contenuto vero, non una cartella vuota.
  3. Il suo progetto reale dentro il sistema. Non un esempio finto: il lavoro vero, quello che gli interessa davvero ritrovare.
  4. Il tutto sotto git, in locale. Così ogni passaggio è versionato e recuperabile, e domani il sistema lo sposta dove vuole.

Le mani sono state sue quasi sempre. Io ho dato il criterio e gli ho mostrato dove avrebbe sbagliato, prima che sbagliasse.

Illustrazione in stile acquerello della sessione da remoto: Giovanni appare nella finestra della video-call mentre spiega a gesti, il professionista lavora al proprio portatile alla scrivania e tra loro, sul tavolo, c’è un piccolo schedario vermiglio a cassetti.
Illustrazioni generate con AI: la persona accanto a Giovanni è una figura di finzione, a tutela della riservatezza del cliente reale.

La prova

Il criterio, dichiarato prima. Verificato davanti a lui.

Il criterio l’ho detto in apertura, come prima cosa: il sistema è pronto quando un agente appena aperto, che non c’era mentre lavoravamo, risponde a una sua domanda operativa andando nel file giusto, davanti a lui, e dice da dove ha preso la risposta. Nessuno gli dice dove guardare.

Poi è arrivato il momento di provarci. Sessione nuova, zero contesto delle sessioni precedenti, la sua domanda operativa scritta lì sul momento.

Illustrazione in stile acquerello del momento del test: il professionista e Giovanni, collegato in video-call, guardano insieme lo schermo del portatile che si illumina mentre l’agente cerca la risposta.

E così è andata. L’agente è andato dritto nei file giusti, le decisioni salvate e la sintesi del progetto e il README, e ha risposto citando la fonte. Sotto i suoi occhi, non sulla mia parola.

Poi la parte che vende davvero: la stessa cartella, un modello di un altro vendor. Puntato allo stesso sistema tramite la convenzione agents.md che rimanda al CLAUDE.md, il secondo modello ha fatto lo stesso identico recupero. Portabilità dimostrata, non raccontata. Il sistema non muore quando cambi strumento, e l’ha visto, non gliel’ho detto.

Onestà, perché è il punto del metodo

Il criterio pieno è due domande. In questa prima sessione ne abbiamo testata e passata una: sessione fresca più replica su un secondo modello. La seconda si chiude a inizio del blocco successivo, sul compito che si è portato a casa. Una su due, scritta com’è, senza gonfiarla. Se non lo scrivessi così, il criterio non varrebbe niente, ed è il criterio il prodotto.

Cosa gli resta

Il sistema è suo. Lo manda avanti lui.

Non gli ho venduto il mio CLAUDE.md né i miei script: sono cablati sul mio caso. Abbiamo costruito il suo, che capisce riga per riga. È anche il motivo per cui domani lo migra dove vuole.

Il sistema, nei suoi file

01

Scritto nel suo repo, versionato con git, portabile su qualunque modello. Nessun vendor da sposare.

Il metodo per delegare

02

Lo schema in tre parti [SEI] [COMPITO] [CRITERIO DI ACCETTAZIONE], che riusa da solo su ogni compito.

Il template dei prompt

03

I prompt già scritti, salvati nel repo, pronti da rilanciare senza ripartire da zero ogni volta.

Il verbale con i compiti

04

Entro 24 ore: cosa ha fatto, l’esito del criterio, cosa preparare per il blocco dopo.

Illustrazione in stile acquerello della chiusura: a sessione finita il professionista è solo alla scrivania, il portatile chiuso e la mano posata sullo schedario vermiglio, che ora sta sul suo tavolo.

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