Caso studio · Il Sistema · Blocco 1

Un agente nuovo ha recuperato lo stato del progetto. Poi lo ha fatto un secondo modello

Nel primo pilot ho consegnato la sessione del Sistema sul progetto reale di un cliente. Erano previsti 90 minuti, ne sono serviti circa 108. Qui c’è cosa è successo, quale parte del criterio abbiamo chiuso e quale resta aperta. Il cliente resta anonimo: non ho il consenso a usare il suo nome, quindi non lo uso.

Pubblicato il 22 luglio 2026 · Giovanni Liguori
Contenuto assistito da AI
Prima sessione
~108 min

90 pianificati, circa 108 reali. Sul progetto, con il cliente alla tastiera.

Stesso recupero
2 modelli

La stessa cartella ha retto anche cambiando vendor.

Criterio completo
1/2

Una domanda chiusa. La seconda apre il blocco successivo.

Guarda la storia in 100 secondi

Illustrazioni e voce narrante del video generate con AI: la voce è clonata da quella di Giovanni; la persona accanto a lui è una figura di finzione, a tutela della riservatezza del cliente reale. Il player YouTube si carica solo dopo il click in modalità privacy avanzata: dettagli Google.

Il punto di partenza

Il progetto c’era. L’agente non sapeva dove guardare.

Un cliente che usa l’AI nel lavoro. Il problema non era usare il modello: era rendere recuperabile lo stato del progetto anche da una sessione nuova, senza indicarle a mano il file giusto.

Il timore era concreto: cambiare strumento e perdere il contesto operativo accumulato. Abbiamo lavorato sul perimetro provabile: fatti del progetto nei suoi file, una routing esplicita e lo stesso recupero rilanciato su un secondo modello.

Cosa abbiamo fatto

Circa 108 minuti sulla parte che conta.

Lo scheletro se l’era montato da solo, prima della sessione, col kit pre-sessione. Intervista fatta, CLAUDE.md e progetto già lì all’inizio della call. Così il tempo non è finito nel montaggio: lo abbiamo speso per vedere dove il file gli si gonfia addosso, dove la routing mente e come ripararla.

In sessione, con le sue mani sulla tastiera, abbiamo costruito quattro cose.

  1. Un CLAUDE.md snello. Tenuto corto apposta, perché viene iniettato in ogni sessione: se si gonfia, ti mangia la context window.
  2. Una routing table sui suoi fatti reali. Ogni riga che punta a un file con dentro contenuto vero, non una cartella vuota.
  3. Il suo progetto reale dentro il sistema. Non un esempio finto: il lavoro vero, quello che gli interessa davvero ritrovare.
  4. Il tutto sotto git, in locale. Così ogni passaggio è versionato e recuperabile, e domani il sistema lo sposta dove vuole.

Le mani sono state sue quasi sempre. Io ho dato il criterio e gli ho mostrato dove avrebbe sbagliato, prima che sbagliasse.

Illustrazione in stile acquerello della sessione da remoto: Giovanni appare nella finestra della video-call mentre spiega a gesti, il professionista lavora al proprio portatile alla scrivania e tra loro, sul tavolo, c’è un piccolo schedario vermiglio a cassetti.
Illustrazioni generate con AI: la persona accanto a Giovanni è una figura di finzione, a tutela della riservatezza del cliente reale.

La prova

Il criterio, dichiarato prima. Verificato davanti a lui.

Il criterio completo l’ho detto in apertura, come prima cosa: il Blocco 1 chiude quando un agente appena aperto, che non c’era mentre lavoravamo, risponde a due domande operative andando nei file giusti, davanti a lui, e dice da dove ha preso le risposte. Nessuno gli dice dove guardare.

Poi è arrivato il momento di provarci. Sessione nuova, zero contesto delle sessioni precedenti, la sua domanda operativa scritta lì sul momento.

Illustrazione in stile acquerello del momento del test: il professionista e Giovanni, collegato in video-call, guardano insieme lo schermo del portatile che si illumina mentre l’agente cerca la risposta.

E così è andata. L’agente è andato dritto nei file giusti, le decisioni salvate, la sintesi del progetto e il README, e ha risposto citando la fonte. Sotto i suoi occhi, non sulla mia parola.

Poi la parte che vende davvero: la stessa cartella, un modello di un altro vendor. Puntato allo stesso sistema tramite la convenzione AGENTS.md che rimanda al CLAUDE.md, il secondo modello ha fatto lo stesso recupero. Portabilità dimostrata, non raccontata. Il sistema non muore quando cambi strumento, e l’ha visto, non gliel’ho detto.

Onestà, perché è il punto del metodo

Il criterio pieno è due domande. In questa prima sessione ne abbiamo testata e passata una: sessione fresca più replica su un secondo modello. La seconda si chiude a inizio del blocco successivo, sul compito che si è portato a casa. Una su due, scritta com’è, senza gonfiarla. Se non lo scrivessi così, il criterio non varrebbe niente, ed è il criterio il prodotto.

Cosa gli resta

Il sistema è suo. Lo manda avanti lui.

Non gli ho venduto il mio CLAUDE.md né i miei script: sono cablati sul mio caso. Abbiamo costruito il suo, che capisce riga per riga. È anche il motivo per cui domani lo migra dove vuole.

Il sistema, nei suoi file

01

Scritto nel suo repo, versionato con git, portabile su qualunque modello. Nessun vendor da sposare.

Il metodo per delegare

02

Lo schema in tre parti [SEI] [COMPITO] [CRITERIO DI ACCETTAZIONE], che riusa da solo su ogni compito.

Il template dei prompt

03

I prompt già scritti, salvati nel repo, pronti da rilanciare senza ripartire da zero ogni volta.

Il verbale con i compiti

04

Entro 24 ore: cosa ha fatto, l’esito del criterio, cosa preparare per il blocco dopo.

Illustrazione in stile acquerello della chiusura: a sessione finita il professionista è solo alla scrivania, il portatile chiuso e la mano posata sullo schedario vermiglio, che ora sta sul suo tavolo.

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